Fortunatamente la scienza non si è mai fermata con le ricerche, trova sempre nuovi sistemi per effettuare sperimentazioni sempre meno invadenti e per riuscire a raggiungere i risultati prefissati in minore tempo possibile.

In particolare in questo periodo segnato dall’emergenza coronavirus, tra le tante cose, si sente frequentemente parlare di cellule coltivate in 3D e di biotecnologie che dovrebbero accelerare la ricerca sul trattamento di infezioni causate da virus.

Ad esempio la tecnica della coltivazione di cellule in 3D aiuta a trovare nuovi farmaci per la cura contro il COVID-19 perché si riescono a ricreare ambienti come l’epitelio polmonare proprio dove il virus si diffonde. Questo comporta un minore utilizzo di cavie animali e la riduzione dei tempi di sperimentazione.

Attualmente i laboratori di ricerca hanno a disposizione le più avanzate tecniche di bioingegneria che potrebbero aiutare a trovare in tempi record una cura o un vaccino contro il coronavirus.

Ad affermarlo è un gruppo di ricercatori che fanno parte del Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica G. Natta, Politecnico di Milano e del Centro di ricerca clinica pediatrica “Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi”, Dipartimento di Scienze biomediche e cliniche L. Sacco, Università di Milano che recentemente hanno pubblicato un articolo sulla rivista scientifica Theranostics.

Vi riportiamo un parte del testo, l’astratto, potete poi proseguire la lettura sul sito https://www.thno.org/v10p7034.htm: “Questa recensione fornisce un aggiornamento per la comunità di ricerca internazionale sugli strumenti di modellizzazione cellulare che potrebbero accelerare la comprensione dei meccanismi di infezione SARS-CoV-2 e quindi accelerare lo sviluppo di vaccini e agenti terapeutici contro COVID-19.

Molti gruppi di bioingegneria stanno sviluppando attivamente strumenti di frontiera in grado di fornire modelli tridimensionali realistici (3D) per la ricerca biologica, tra cui scaffold per colture cellulari, camere microfluidiche per la cultura di equivalenti tissutali e organoidi e finestre impiantabili per imaging intravitale.

Qui, esaminiamo i modelli di studio più innovativi basati su questi strumenti di bioingegneria nel contesto di virologia e vaccinologia. Per facilitare agli scienziati che lavorano su SARS-CoV-2 l’identificazione e l’applicazione di strumenti specifici, discutiamo di come potrebbero accelerare la scoperta e lo sviluppo preclinico di farmaci e vaccini antivirali, rispetto ai modelli convenzionali”.

Però stando a quanto detto all’Ansa dalla professoressa Manuela Raimondi, ingegnere meccanico, Professore Ordinario di Bioingegneria al Politecnico di Milano, autrice dell’articolo, oggi si utilizzano ancora tecniche superate come purtroppo è previsto dagli standard internazionali decisi dagli enti regolatori che impongono alle case farmaceutiche determinate regole. Anche se queste pratiche esistono da anni per far sì che vengano sviluppati vaccini, terapie e farmaci che tutelino la salute della popolazione, ciò sfortunatamente rallenta lo studio di trattamenti per annientare il coronavirus.